Vogliamo tutto. Pratiche culturali e lavoro è una pubblicazione sul lavoro all’interno del contesto socio-culturale in evoluzione: dagli impatti della rivoluzione industriale, al declino post-industriale, fino alla rapida accelerazione dell’era digitale.
Divine Drudgery is an artist book with collages and artworks by James Richards and Leslie Thornton, and contributions by artists, writers and poets centred around liminality and the aesthetics and politics of the invisible.
The book is the first comprehensive monograph on the polymorphous work of Athanasios Argianas. It is published on the occasion of Hollowed Water, a major solo exhibition at Camden Arts Centre in 2020 and ARCH, Athens, in 2021.
Through exquisite craftsmanship, and with reference to romantic nationalism, Ann Böttcher explores how aesthetic and political projections characterize notions of nature, and how such conceptions are taken up by countries, political movements, and other institutions.
Voices (Towards Other Institutions) is the final act of the coral, multiform, articulated, two-year-long experiment carried out by Open, the Russian Federation Pavilion at the 17th International Architecture Exhibition.
The book deals with Diego Marcon’s practice through the analysis of three film and video works. Monelle (2017), Ludwig (2018), and The Parents’ Room (2020) are his most recent and complex projects, and they are all emblematic of central aspects of his production.
A cura di Cloé Perrone
Testi di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini, Wangechi Mutu, Cloé Perrone, Ilaria Puri Purini
Progetto grafico di Lorenzo Mason Studio
2025, Italiano, rilegato tela, 30 x 24 cm, 202 pagine
ISBN 979-12-80579-81-2
Il titolo di questo ricca pubblicazione, pubblicata in occasione della personale dell’artista keniota americana Wangechi Mutu alla Galleria Borghese – la prima volta nella centenaria storia della villa per un’artista donna vivente – evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La “terra nera”, ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l’immaginario dell’artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future.
L’intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell’architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l’installazione e l’immagine in movimento, l’artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l’autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore statico di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione, plasmato dalla perdita, dall’adattamento e dalla riconfigurazione.
Introdotto da un testo della curatrice Cloé Perrone che analizza il contesto e le tematiche che hanno plasmato la mostra, il volume è arricchito da altri quattro saggi a cura di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini e Ilaria Puri Purini, oltre che da una conversazione tra Eshun e l’artista. Un ricco apparato iconografico permette di ripercorrere la mostra, sviluppata nelle sale sontuose della Galleria, nei suoi giardini, fino a una presenza extra muros, all’American Academy.