A Cosmic Movie Camera is the title of the 18th edition of the BIM’24, which also marks the 50th anniversary of the Biennale organized by the Centre d’Art Contemporain Genève. By blending the real and the virtual, its catalogue captures the spirit of the exhibition, which explores the evolution of moving images, particularly in our algorithmic age.
The book seeks to define the contours of the obsession with the teenage years; a fixation that has shaped a significant strand of contemporary art over the last ten years. Adolescence is here understood as a state of mind, a prolonged condition that dissolves the transition into adulthood and becomes a critique of an unstable world.
In this multi-voiced book, starting from the Orobie Alpine range, the mountainside becomes an epistemological lens through which to interpret contemporaneity and address issues such as multi-species migrations, our relationship with geological time and intergenerational inheritance, and the rethinking of collective memories and rituals.
For years now, the Die Vier von der Tankstelle (Four from the Gas Station) have been roaming across an area stretching out to the south of the Baltic Sea. They prowl their way through sparsely populated areas, wantonly terrorizing the inhabitants. The 2026 calendar by Jos de Gruyter and Harald Thys bears witness to their presence.
The first monograph dedicated to Lorenza Longhi, published with the Kunst Museum Winterthur, adopts a format associated with prototypes, manuals, or working documents. Its irregularities reflect Longhi’s ongoing examination of value, functionality, and the aesthetics of the everyday.
This publication is an extensive monograph devoted to the work of Carlos Bunga, published in conjunction with his eponymous show at CAM – Gulbenkian. In addition to a number of essays, which offer an in-depth look at his multifaceted practice, the book contains previously unpublished photos that reveal his working process.
A cura di Cloé Perrone
Testi di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini, Wangechi Mutu, Cloé Perrone, Ilaria Puri Purini
Progetto grafico di Lorenzo Mason Studio
2025, Italiano, rilegato tela, 30 x 24 cm, 202 pagine
ISBN 979-12-80579-81-2
Il titolo di questo ricca pubblicazione, pubblicata in occasione della personale dell’artista keniota americana Wangechi Mutu alla Galleria Borghese – la prima volta nella centenaria storia della villa per un’artista donna vivente – evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La “terra nera”, ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l’immaginario dell’artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future.
L’intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell’architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l’installazione e l’immagine in movimento, l’artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l’autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore statico di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione, plasmato dalla perdita, dall’adattamento e dalla riconfigurazione.
Introdotto da un testo della curatrice Cloé Perrone che analizza il contesto e le tematiche che hanno plasmato la mostra, il volume è arricchito da altri quattro saggi a cura di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini e Ilaria Puri Purini, oltre che da una conversazione tra Eshun e l’artista. Un ricco apparato iconografico permette di ripercorrere la mostra, sviluppata nelle sale sontuose della Galleria, nei suoi giardini, fino a una presenza extra muros, all’American Academy.