The paintings and drawings by Jake Grewal draw the viewer in through stillness and ambiguity: they invite reflection on how we inhabit places—physically and emotionally—and how our inner landscapes mirror the physical world. This is the Grewal’s first book, published to accompany the artist’s exhibition at Studio Voltaire.
The transformation of the notion of monuments and the way cultural institutions choose to deal with it find in Maurizio Cattelan an interpreter capable of manipulating historical memory and shared symbols, to the point of turning them into a terrain of doubt and play. Lisa Parola and Lorenzo Giusti investigate the potential of contemporary art within the public sphere.
This is a visual archive of 12 years of developing, designing and exhibiting the House of One, a multireligious sacred space in the heart of Berlin. The architecture, conceived by Kuehn Malvezzi, has been displayed at various venues while being developed in close collaboration with three local religious communities in Berlin since 2012.
The first major monograph on artist Jill Mulleady, whose paintings thread motifs of decay, memory, history, and private myth, featuring humans and animals enacting their instinctive psychological reactions to ever-present threats of danger.
The essays in this first-ever monograph dedicated to Swiss artist Jan Vorisek, alongside image portfolios of the exhibitions they explore and an appendix that features photos and documentation of Vorisek’s performances, recordings and ephemera, grant us unprecedented access to the private fictions that the work reveals.
Since the 1990s Costa has been challenging hierarchies of art production and the fetishization of the “finished” artwork, inviting viewers to reconsider what is discarded, both materially and socially. Through over 300 artworks, accompanied by new writing, this catalogue explores Adriano Costa’s work, a meditation on transformation—of objects, meanings, and systems of value.
A cura di Cloé Perrone
Testi di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini, Wangechi Mutu, Cloé Perrone, Ilaria Puri Purini
Progetto grafico di Lorenzo Mason Studio
2025, Italiano, rilegato tela, 30 x 24 cm, 202 pagine
ISBN 979-12-80579-81-2
Il titolo di questo ricca pubblicazione, pubblicata in occasione della personale dell’artista keniota americana Wangechi Mutu alla Galleria Borghese – la prima volta nella centenaria storia della villa per un’artista donna vivente – evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La “terra nera”, ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l’immaginario dell’artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future.
L’intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell’architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l’installazione e l’immagine in movimento, l’artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l’autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore statico di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione, plasmato dalla perdita, dall’adattamento e dalla riconfigurazione.
Introdotto da un testo della curatrice Cloé Perrone che analizza il contesto e le tematiche che hanno plasmato la mostra, il volume è arricchito da altri quattro saggi a cura di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini e Ilaria Puri Purini, oltre che da una conversazione tra Eshun e l’artista. Un ricco apparato iconografico permette di ripercorrere la mostra, sviluppata nelle sale sontuose della Galleria, nei suoi giardini, fino a una presenza extra muros, all’American Academy.