Since the 1980s, Belgian artist Sigefride Bruna Hauman has created a highly original body of work in different media. Her installations, reliefs and videos are the subject of a much-overdue retrospective organized by M Leuven—and of this first monograph.
Rituals of Care is an extensive monograph devoted to the work of Antonio Obá, published in conjunction with his eponymous exhibition presented at the Centre d’Art Contemporain Genève, curated by Andrea Bellini. Extensively illustrated, the book immerses the reader in Obá’s multifaceted oeuvre and in the magical iconographic universe of his paintings.
Claiming that the museum is not enough means asking what a museum should be and do, eventually questioning the role of cultural institutions in society. Through conversations, stills of documentaries, responses, and reprints of archival documents that explore ideas of architecture on the ground, this volume reflects on the tools deployed by the institution to redefine its relationship to others.
Affirmer que le musée ne suffit pas, c’est interroger ce qu’un musée devrait être et faire, et réfléchir de manière critique sur le rôle des institutions culturelles dans nos sociétés. À travers des conversations, des photogrammes de documentaires, des interventions et des reproductions d’archives questionnant les conceptions de l’architecture sur le terrain, ce volume réfléchit aux outils mis en œuvre par l’institution pour redéfinir sa relation aux autres.
Semi-Nomadic Debt-Ridden Bedouins is the first monograph on the work of the Palestinian artist and filmmaker Basma al-Sharif. Spanning nearly two decades of moving-image and installation work, it combines visual documentation with texts that reflect on the charged political landscapes through which al-Sharif navigates.
This monograph marks the occasion of the first European survey of Nicola L. (1932–2018). Often discussed in the context of Pop Art, activism, feminism, and design, this is the first in-depth exploration of the multi-layered and expansive nature of her extraordinary practice, which also encompassed cosmology, environmental concerns, spirituality, political protest, and sexuality.
A cura di Cloé Perrone
Testi di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini, Wangechi Mutu, Cloé Perrone, Ilaria Puri Purini
Progetto grafico di Lorenzo Mason Studio
2025, Italiano, rilegato tela, 30 x 24 cm, 202 pagine
ISBN 979-12-80579-81-2
Il titolo di questo ricca pubblicazione, pubblicata in occasione della personale dell’artista keniota americana Wangechi Mutu alla Galleria Borghese – la prima volta nella centenaria storia della villa per un’artista donna vivente – evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La “terra nera”, ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l’immaginario dell’artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future.
L’intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell’architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l’installazione e l’immagine in movimento, l’artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l’autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore statico di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione, plasmato dalla perdita, dall’adattamento e dalla riconfigurazione.
Introdotto da un testo della curatrice Cloé Perrone che analizza il contesto e le tematiche che hanno plasmato la mostra, il volume è arricchito da altri quattro saggi a cura di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini e Ilaria Puri Purini, oltre che da una conversazione tra Eshun e l’artista. Un ricco apparato iconografico permette di ripercorrere la mostra, sviluppata nelle sale sontuose della Galleria, nei suoi giardini, fino a una presenza extra muros, all’American Academy.