Maxiprocesso brings together 360 photographs by Maria D. Rapicavoli, one for each of the archival folders documenting the largest mafia trial in history, held in Palermo from 1986 to 1987. The volume explores the relationship between memory, justice, and social responsibility, examining the material element of a landmark event in contemporary Italian history.
This is the first monograph on the influential American choreographer and dancer Trajal Harrell. In an entertaining, far-reaching conversation with curator Daniel Baumann, Harrell covers all of his choreographies and performances, as well as his influences, successes, and failures, addressing how he transforms and transgresses the history of dance.
This book offers the first comprehensive overview of Anna Franceschini’s practice. Organized around recurring themes, it explores animation, the body, machines, ghosts, desire, and windows through commissioned contributions and selected writings. Its associative structure reflects her interest in repetition, transformation, and unstable images.
This book accompanies 5 Works, Lydia Ourahmane’s first institutional solo show in Italy, staged at the Nicoletta Fiorucci Foundation in Venice and curated by Polly Staple, during the 61st Venice Biennale, and includes newly commissioned texts and images that further contextualize the artist’s practice and work.
Museums of Tears extends Francesco Vezzoli’s 2024 exhibition at Museo Correr, Venice, combining historical works and new commissions to explore antiquity, emotion and illusion. Conceived as an artist’s book rather than a catalogue, it transforms the museum guide into a hybrid archive and portable museum of memory, beauty and mourning.
A project by Fondazione In Between Art Film, edited by Carla Subrizi, Paola Ugolini, and Maria Alicata, this illustrated volume investigates the cinematic, documentary, and video output of women artists and filmmakers operating in Italy in the 1960s and 1970s, situating their research at the intersection of artistic experimentation, politics, society, and technology.
A cura di Cloé Perrone
Testi di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini, Wangechi Mutu, Cloé Perrone, Ilaria Puri Purini
Progetto grafico di Lorenzo Mason Studio
2025, Italiano, rilegato tela, 30 x 24 cm, 202 pagine
ISBN 979-12-80579-81-2
Il titolo di questo ricca pubblicazione, pubblicata in occasione della personale dell’artista keniota americana Wangechi Mutu alla Galleria Borghese – la prima volta nella centenaria storia della villa per un’artista donna vivente – evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La “terra nera”, ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l’immaginario dell’artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future.
L’intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell’architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l’installazione e l’immagine in movimento, l’artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l’autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore statico di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione, plasmato dalla perdita, dall’adattamento e dalla riconfigurazione.
Introdotto da un testo della curatrice Cloé Perrone che analizza il contesto e le tematiche che hanno plasmato la mostra, il volume è arricchito da altri quattro saggi a cura di Adrienne Edwards, Ekow Eshun, Francesco Freddolini e Ilaria Puri Purini, oltre che da una conversazione tra Eshun e l’artista. Un ricco apparato iconografico permette di ripercorrere la mostra, sviluppata nelle sale sontuose della Galleria, nei suoi giardini, fino a una presenza extra muros, all’American Academy.